Riccardobattigelli

         1 -   BIOGRAFIA di Riccardo Battigelli - PARTE PRIMA –

                         Note di M. Barbara Deja De Bejis


LA PITTURA DELL'ULTIMO PERIODO:
Il lavoro artistico di Riccardo Battigelli, che riparte dal 2003 dopo i 37 anni di quella specie di “esodo’’ dall’attività artistica,  è un messaggio umile, ma intenso, che cerca di effondere la importanza delle emozioni derivanti dalla visione reale e quindi emozionale della natura e delle cose.
In onore alla caratteristica filosofica della sua attività artistica iniziata  fin dal 1950/52, nella pittura  cerca di sfiorare il senso emotivo della visione che ha radici nell’umanesimo.
Si avvale dell’intramontabile valore del disegno, del pennello,  di strumenti consimili e del fascino e linguaggio dei Colori:  ubbidienti al pensiero e alle emozioni dell’artista.
       Paesaggi, Brani di Natura, Oggetti, Animali, Figure e Immagini Sacre, diventano pretesti di soggetti contemplati; causa di contenuti scardinati dalla realtà apparente e oggettiva ma convertiti, invece, nella sensazione emotiva della visione.
       A chi guarda uno di questi dipinti, spesso è trasmesso, un   “messaggio trascendente’’  che riesce ad arrivargli attraverso la sua stessa sensibilità percettiva. 
       A volte sono immagini d’oggetti o luoghi che potrebbero mutare nell’ esistere futuro di quella natura che è il trionfo del Creato, elargita per l’umano beneficio.
    La Toscana, come in tanti altri Luoghi dell’Italia, è racchiusa da sempre la magnificenza di tanta bellezza, ma il succedersi inesorabile degli umani eventi produce irreversibili e aspri mutamenti allo splendore del Paesaggio. -
    I dipinti  divengono memorie, punti fermi della mutazione o sparizione della coscienza di un Luogo, di un Albero, di un Oggetto: culto o memoria di generazioni che vi svolsero le loro umane attività.
   Spesso sono anamnesi, cioè reminiscenze di una esistenza del passato e testimonianze di percorsi di vita di chi ha preceduto il futuro ……..
      I soggetti dipinti  da  Battigelli sono ridotti alle strutture essenziali ma percepiscono le emozioni dell’insieme e sono sempre percorsi da un respiro infinito che ne fa percepire ogni dettaglio non detto.
   Nei Paesaggi le forme viventi di uomini o animali sono quasi sempre assenti, ma solo in apparenza. Nei silenzi assolati o nel riverbero di nubi di tempesta o nelle cromie di un giorno che muore ci fa percepire il faticoso agire dei viventi: di chi abita o ha vissuto su quei colli, lavorato nei boschi, nei vigneti e negli oliveti o ha arato i campi, o pascolato sulle spoglie colline. Silenti i rumori della città; sussurrano le voci e i muggiti nelle campagne.
L’artista sceglie la difficile via dell’interiorità: essenza come metafora della morte per esaltare il rispetto e l’importanza per tutto ciò che ha vita.
Ricordi di vita vissuta con mandrie e cavalli sono racchiusi in alcune opere dove vi si possono percepire lo scalpitio di zoccoli, i muggiti o il sibilo delle tempeste nelle praterie del NM o il contesto degli eventi dei cowboy, ma sono come ovattati nelle brume di un tempo lontano. Ormai rivivono solo nelle nostalgiche emozioni della memoria e si ripercuotono in schizzi, disegni e dipinti.

Opere di religiosità Cristiana sono presenti in tutto l’arco della sua attività artistica.  Ha progettato luoghi di culto, eseguito sculture e dipinti.  Le sue Immagini Sacre si inseriscono in punta di piedi nel contesto della spiritualità Cattolica.
In alcune Crocifissioni ha usato un umile materiale di recupero come il filo di ferro e fa assumere all’opera, attraverso una forma di segnica spaziale, l’espressività spirituale del dramma glorioso del supplizio di Cristo, liberando l’immagine dalla materialità corporea restituendo la sublimazione della trascendenza del mistero della Trinità.
Ne sono esempi la Deposizione del 1966 nella Curia Arcivescovile di Bologna e  il Cristo Crocifisso   del 2005 nella Parrocchia di San Pietro a Sughera, presso Firenze.


        Le Nature Morte le ama e non si sottrae al fascino di esse. Le dipinge nel rispetto di un retaggio spirituale del suo maestro Giorgio Morandi ma senza mai cadere in imitazioni.
    Le ama comporre e l’alterna ai paesaggi e alle opere sacre. Sono pause di riflessione su materie, forme, memorie e significati diversi.
   Attraverso umili oggetti fa emergere testimonianze e gesti di vita di coloro che li usarono. Non sono solo illustrazione di oggetti ma quelle pitture ricche di molteplici tecniche, diventano un intimo diario pieno di motivi sentimentali diversi pur se immessi nella coerente e armonica unità del suo mondo spirituale.
     Ma il pretesto della scelta del soggetto rivela anche un senso di indifferenza; oggetti vari, case, colline o alberi o fiori o figure si manifestano, nel suo ultimo percorso, come la forma pura che va a impadronirsi di uno spazio interiore.      
E’ la sostanza dell’essere che diviene immagine.
Escogita alcune particolarità tecniche per ottenere un risultato “granuloso” nelle tonalità cromatiche, rendendole come ferme nel mistero del tempo. Quel tempo definibile “ come autentica verità; ossia in senso heideggeriano, ‘’ dove, un ‘ora’ che non é ancora divenuta attuale  ma che lo diverrà in base al suo proprio poter esserci.”
        Nelle Nature Morte ripercorre, apparentemente, la pittura delle nature morte dello scorso secolo, ma ora vuole che la “narrazione” di una storia sia evocata da una memoria percepibile dalle emozioni  provocate, per esempio, dal   controluce di oggetti umili e forse banali ma quotidiani nel percorso di una vita  modesta, trascorsa in un passato definibile quale può esserlo quello di una ruralità del passato,  che si inseriscono in un presente destinato a mutare nel domani.
A prescindere dai paesaggi, dal nudo, dai cavalli e dalla figura, sono le nature morte a rappresentare un importante aspetto di quella che Battigelli definisce “la mia pur modestissima arte che mi lega soltanto affettivamente al mio antico Maestro Giorgio Morandi …”, e ritiene che in esse  siano contenute tutte le significazioni di Cronos (il Tempo), Kairos (un periodo indeterminato di tempo in cui qualcosa accade) e Ananke (la personificazione del destino). Sono i significati che determinano l’essere e il divenire delle cose che ci circondano e sono protagoniste e memorie nel nostro quotidiano vivere.
E’ un passato  e un presente   che si proiettano nel futuro per essere soggetti di ricordi e memorie familiari o di eventi vissuti,  oppure che divengono storia; anche se  i  protagonisti sono solo umili e banali oggetti . - Oppure finire nel nulla, pur rimanendo materia.
Il fascino di queste riflessioni lo inducono spesso a cercare  di rappresentare, con  semplicità visiva, il carico di questi sentimenti e i significati di tali messaggi, utilizzando a volte inusuali impasti cromatici, come nei dipinti alla Bellange Gallery di Stoccolma del 2005 o  nei successivi come “Elusione” del 2010 e ‘’colpo di luce’’ del 2011.
Battigelli ritiene improbabile che chi guarda superficialmente le nature morte identifichi da subito in esse le motivazioni e i relativi contenuti come prima descritti, ma ne è poi confortato percependone i significati tramite una più attenta  osservazione.
Guardare un’opera con senso percettivo e riflessivo  consente di scoprire molti valori di sensazioni emotive e di misteriosi messaggi anche in una semplice natura morta. La quale rischia di rimanere  fine a se stessa soltanto se gli viene dedicato  uno sguardo fuggevole.
Del resto è ciò che ci perviene dalle illuminate considerazioni sull’arte fin dai grandi Maestri del Rinascimento.
La scelta degli  oggetti che compongono la natura morta non è causale; Battigelli ne immagina la significazione e la conseguente composizione  di essi. Pensa che il Tempo, inteso come dimensione  plasmante delle cose, dei luoghi e delle loro identità è il protagonista e “guru” di tutto ciò che un’opera come la Natura Morta in quel modo concepita può comunicarci il senso del tempo attraverso emozioni, sensazioni, percezioni, intuizioni e quant’altro l’io di chi osserva l’opera è in grado di percepire.
In questo modo è possibile evocare la storia ‘’vissuta’’ dagli oggetti-soggetti tramite la forza creativa e interpretativa dell’arte nel tempo presente; è possibile instaurare un linguaggio capace di evocare e raccontare storie ed eventi attraverso  le immagini, facendo presumere di udire suoni, parole, odori. Diventa un racconto nel Tempo espresso da quegli oggetti.  Umili o lussuosi ma appartenuti, utilizzati,  custoditi, vissuti; gettati via.  Diventano la risultanza di un percorso di vita, di ricordi, di eventi, di gioie e di dolori.
Le opere d’arte quali le Nature Morte assumono, insomma, il ruolo di tramite tra ciò che eravamo e ciò che siamo ora, trasmettendo il tutto verso il futuro. Ci aiutano a prendere consapevolezza delle nostre identità e storicità; un elemento sfuggente e in continuo cambiamento.
La scelta dei titoli delle opere, come “ Cronos e le cose davanti a una finestra”, del 2009, o “ Kronos: il tempo che scorre su cose abbandonate”, del 2005, vuole esprimere il trascorrere del tempo come forza ancestrale e inarrestabile, ma anche evocarne la spinta verso il futuro auspicandone una evoluzione positiva come una sorta di riutilizzo, il quale avviene già in funzione della rappresentazione pittorica: è un ciclo che si compie; la speranza di andare verso il  miglioramento.
Il concetto di “senso del tempo” si può intendere come il significato  della totalità delle sensazioni, fisiche ed emotive, che ci mettono nelle condizioni di percepire l’entità del mondo che ci circonda.
“La sensazione dello scorrere del tempo è, quindi, anche la percezione dei sensi dentro il tempo”.

     Nelle opere di Battigelli i colori subiscono variazioni d’impasti mutevoli; diventano i protagonisti di un linguaggio che si adatta ai singoli casi o sentimenti o momenti.
      Diventano la forma. Eludono il disegno o lo esaltano. Anzi, è “il senso” della forma che diventa il protagonista dell’immagine: come figura “sacra” che parla di dolore e di rinascita.
      Questi sono i valori della  attualità dell’arte di Battigelli.
      Il suo percorso parte dai Macchiaioli e dagli Impressionisti, si sofferma in Cezanne per finire a Morandi,  che sono fra i maestri moderni da lui più amati. 
      Ha sempre agito rispettando tutti, ma biasima ‘’ tendenze e mode di passaggio” che finiscono per degradare, secondo lui, i valori reali e attendibili della tradizione dell’arte. Egli pensa che possano svilire l’arte della eticità dei valori dell’estetica o che finiscono per esaltare aspetti effimeri a discapito di altri   valori stabilizzati nella millenaria tradizione dell’arte: distolgono e disabituano il pubblico dal beneficio del dialogo con la  Bellezza comunicativa.
Ci sono sue opere piene di personalità che ricordano inevitabilmente certi punti di partenza dei maestri impressionisti, tuttavia luce e colori non esondano mai da una logica realistica pur entrando nel fascino delle brume di un sogno.
 

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LE ORIGINI E LA FORMAZIONE


Riccardo Battigelli nasce a Firenze l’1 marzo del 1933 da una famiglia di origine Friulana. Suo nonno Francesco e il prozio Antonio, ingegneri e architetti triestini, furono gli artefici, fra i tanti lavori da loro eseguiti in Egitto, anche della prima Diga di Assuan, inaugurata nel 1901. Di Antonio è il Faro della Vittoria a Trieste.
Nel primo dopoguerra il padre Nilo,  anch’egli Ingegnere e detentore di brevetti nel campo idraulico e del condizionamento dell’aria, è trasferito a Bologna per ragioni di lavoro e Riccardo studia nel Collegio San Luigi di quella città. Nel 1948 anche la madre Liliana Lauri con gli altri tre figli più piccoli si trasferisce nella città emiliana.
Dal 1950 Riccardo frequenta l’Accademia di Belle Arti di Bologna e la facoltà di Architettura di Firenze. A Bologna è allievo dei Professori: Giorgio Morandi, Antonio Natalini, Pompilio Mandelli, Paolo Manaresi; a Firenze: di Giovanni Michelucci e Italo Gamberini.
Negli anni ’60 è molto attivo  nella pittura e nella scenografia, oltre che nel design e nella progettazione. Nel 1955 è incaricato delle scenografie per le celebrazioni plautine a Sarsina. Ne esegue le scene e i costumi per il Miles Gloriosus e  progetta  il palcoscenico e la prima platea del teatro-cavea di Sarsina.
Il successo conseguito a Sarsina gli consegue in quegli anni altri incarichi fra cui le scene e i costumi della Secchia Rapita del Tassoni messa in scena con successo al Teatro Regio di Parma. Seguono altre scenografie al Teatro Duse e al Comunale di Bologna e in Teatri  di altri luoghi, come a Ginevra e Barcellona. Collabora anche nei laboratori di Cinecittà.
Molte delle scene a lui commissionate le realizza nel mitico studio del Prof. Gardenghi, collocato nell’immenso sottotetto dell’Accademia di Bologna
Alterna con passione e successo le attività scenografiche con quelle della pittura e del design.
Nel 1956 è invitato al Premio di Pittura San Fedele a Milano e ne consegue un premio con le opere “Nudo Pensante” del 1955 e “Trasparenze nel bosco, del 1954  ( Coll. Daniel’s).
Dal 1956 al 1962 in parallelo all’attività artistica si occupa con passione anche all’insegnamento.

Nel 1957 sposa Marisa Biolchini e nasce Alberto, il primo dei tre figli.
                                                                                                                                          
Dal 1956 al 1965 espone dipinti e disegni in varie Gallerie in Italia, in Libia, in Europa e alla Number One Gallery di New York.  Riceve consensi dalla Critica ed è seguito con benevola amicizia dai consigli critici di Lidia Puglioli Mandelli e di Francesco Arcangeli.  Frequenta artisti e poeti suoi contemporanei  fra i quali i pittori Bolognesi Carlo Corsi, Vittorio Mascalchi, Luciano De Vita, la scrittrice Elena Gottarelli. A Milano incontra Ennio Morlotti col quale, pur ammirandone l’arte,  dissente circa le sue intenzioni di abbandonare il “naturalismo lombardo” per trasformarlo in un “informalismo materico” che Riccardo definirà “… un probabile fenomeno  solo di moda …’’. Infatti, già da quel periodo Battigelli, pur se inserito nelle tematiche delle tendenze del momento, tuttavia mantiene fermo il concetto di un figurativo personalissimo e autonomo, idoneo a trasmettere messaggi e un appello emozionale sui valori della natura.
Fatte le debite eccezioni, considera le varie forme di pittura non figurativa,  forme d’arte che spesso rimangono soltanto come elementi di valore decorativo, utili all’arredamento piuttosto che a un linguaggio comunicativo dell’arte come la tradizione millenaria ci ha consegnato. Lui stesso produce numerose opere di carattere decorativo avvalendosi di immagini non figurative, eseguendo  vetrate ad ante scorrevoli, pannelli di cristallo in componenti di arredo, piani per tavoli in cristallo e legno laccato, intonachi di pareti composti con varie miscelazioni di coloranti e resine, eseguendovi graffiti di varie intensità producendo notevoli effetti con l’illuminazione radente. (Case Tonielli, Mazzanti, Zeccoli e altre)
Nel 1958 partecipa al Premio Comune di Bologna e gli è assegnato la targa del Salone del Podestà con la menzione: “ Il dato naturale tende a dissolversi nell’emozione sentimentale delle tre figure in rosa’’
Un aneddoto: in occasione del Premio San Fedele Morlotti confiderà al pittore bolognese Pompilio Mandelli che “… il tuo allievo Battigelli, con le opere esposte qui a Milano, ha inspiegabilmente anticipato certe nuove idee che aleggiano nell’aria ….”   - Mandelli, gli rispose: < … ho già notato che il Battigelli si da da fare e sta anticipando un segno dei nostri tempi ma certe cose le definisce ‘’effetti solo di moda che ora fanno chiasso ma poi … taceranno” Qualche ragione potrebbe averle se non fosse un tantino … presuntuoso …. >
Purtroppo, la ricerca iniziata dal Battigelli in quel periodo si interromperà nel 1966, lasciando campo libero all’altrui lavoro.

A Camaiore, in Versilia, è legato da amicizia col poeta Vittorio Grotti il quale gli dedicherà una raccolta di poesie; si incontra con Nicola Lisi, Orfeo Tamburi, Felice Carena. Ad Ardenza (LI) conosce Paulo Ghiglia e altri Labronici. Con tutti condivide con rispetto i pensieri in arte ma in lui è comunque costante il segno impresso nel suo animo da tutti i suoi amati Maestri; principalmente da Giorgio Morandi .
Dal 1960 al 1966, oltre alla pittura si dedica a progettazioni, design di componenti di arredo, esecuzioni di opere decorative in vari materiali: a Bologna sono note la Casa Mazzanti, Villa le Rose, Casa Zeccoli, Casa Miceli, Casa Tonielli, Albergo Bononia a Latina. The Barkjy’s Blue Store a Tripoli Libia (distrutto da Gheddafi per rivalsa antisemitica), Hotel Restaurant Corso e molti altri. - A Monaco di Baviera: Chant Fischer &, a Hidelberg la Casa del Prof. J.H. Gunter Muller –

Nel 1961 esegue l’oratorio della Parrocchia di Castelnuovo Rangone e la Cappella della Vergine di Lourdes.

Nel 1962 Collabora con l’Ing. Arch. Italo Gasperi Campani alla realizzazione della Chiesa della Santa Maria del Suffragio a Bologna.


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EVENTI E ESODO

Nel 1966 nonostante i buoni risultati conseguiti e gli auspici di una feconda attività artistica, è improvvisamente sconvolto da dolorosi eventi familiari. Cade in una profonda depressione a seguito dell’annullamento del matrimonio. E’ angosciato per  la dura separazione dai figli.  Nel novembre del 1966 è costretto a chiudere lo studio di Bologna che era ben avviato anche nel settore del Design.
Lascia Bologna e sospende ogni attività artistica per oltre trent’anni.

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Dopo un periodo di lavoro in un Ranch negli Stati Uniti, agli inizi del 1970 si ritira nella fattoria paterna  in Toscana. 
Nel 1974 sposa Vanda Falorni che gli darà il figlio Daniele. Compie studi sull’ecologia e si dedica all’agricoltura.        

Nel 1979 muore suo  padre. E’ fortemente sconvolto da questa perdita e si trova ad affrontare nel dolore la riorganizzazione della conduzione della fattoria.                                                                                                 Nel 1988 perde anche la madre e a questo grave lutto si aggiungerà nel 1992 la tragica perdita del figlio primogenito Alberto, a Bologna.            Superato a fatica un lungo periodo di forti difficoltà, riesce insieme alla moglie Wanda ad attivare l’ospitalità rurale destinata a ospiti interessati all’escursionismo didattico a cavallo e a partecipare a corsi di Disegno dal Vero di luoghi raggiunti a cavallo.
Per fare questa attività con un valido scopo etico, organizza l’allevamento e l’addestramento speciale dei cavalli per renderli sicuri e idonei agli scopi di un escursionismo equestre volto a principi di didattica ambientale, della conoscenza della natura, lo studio del Paesaggio e del territorio e …. la scoperta di se stessi tramite il Cavallo, dato che sulla sua groppa sono sorte le civiltà umane.
E’ con tale consapevolezza e con le vantaggiose esperienze acquisite in quel ranch americano, che nel 1990 dedicherà questa attività equestre a una “ospitalità naturalistica” che va oltre il comune concetto turistico per entrare in un simposio di conoscenze di vita nella natura tramite ‘’l’amicizia’’ con il cavallo.
Su questa “ filosofia” si baseranno i presupposti per il “ritorno all’arte” nel 2003
Si dedica a questa attività fino al 2003.
In quell’anno cede il Ranch al figlio Daniele che lo conduce con la moglie Daniela.

Dopo la lunghissima assenza dalla attività artistica nel dicembre del 2003 torna a dedicarsi a pieno titolo all’Arte.

       
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ALCUNE MOSTRE e ATTIVITÀ DEGLI ANNI ‘50/’60:


- Mostra delle Accademie - Torino – 1949 ca
- Arte dei nuovi – Palazzo Re Enzo -  Bologna – 1951 ca
- Mostre varie a Bologna, Ferrara, Rimini, Ravenna, fra il 1953 e il 1960
- Premio Comune di Bologna – Targa Salone del Podestà – 1962
- Premio Acquisto Comune di Casalecchio di Reno – BO - 1956
- Fondazione: Galleria San Fedele – Milano – 1956
- Galleria Number - Firenze – 1956-
- Number One Art Gallery – New York – 1957
- Mostre a Roma, Napoli,  Marina di Camerota, Bengasi Libia. dal 1960 al 1966
- Orsi’s Hotel – Giorginpopoli – Tripoli Libia –
- altre –

            -PROGETTAZIONI E DESIGN -  Fra il 1955 e il 1965 :

Casa Tonielli – Cappella della Verrucchia – Oratorio di Castelnuovo Rangone – Officine Mazzanti – Casa Mazzanti – Casa Zeccoli – Casa Caselli – Casa Miceli – Barkjy’s Store, Tripoli Libia – Orsi’s Blue Hotel, Tripoli –  Albergo Bononia a Latina Scalo – collaborazione con Ing. Gasperi Campani nel progetto Chiesa di Santa Maria del Suffragio a Bologna ed esecuzione della Colomba del Santo Spirito nel triburium – Cappella della Vergine di Lourdes a Castelnuovo Rangone MO - Diverse Scenografie e costumi, fra cui le Scene per Miles Gloriosus  al Bimillenium Plauti a Sarsina – Secchia Rapita di A.Tassoni al Teatro Regio di Parma – Altre Scenografie in vari teatri in Italia, Svizzera, Francia e Spagna.

                          MOSTRE DAL 2006 AL 2010

1. Gall. Arcadia et in Arcadia ego – Pitigliano GR –Sorano GR.
2. Gall. RossoCinabro: Palombara Sabina –
3. Gall.  Il Babbuino- Roma –
4. Gall. Galovetti-Vincenzi – Ferrara –
5. BludiCielo Art Gallery –
6. Eco d’Arte Firenze Premio Italia –  Certaldo Alto FI
7. ArtExpo Gallery di M. R. Belgiovine Portovenere-Lodi-Rimini-Cesenatico –
8. Gall. Poliedro-Trieste –
9. Gall. Immagine Arte: Foglizzo TO; Castello di Briandate; Castello di Strambino –
10. Galleria Artebo – Bologna –
11. Galleria Calderarte – Calderara di Reno – MO
12. Bellange Maecenas Art Gallery Sverige. Stoccolma  “ Sentimento e Sensazioni dall'Italia”; 
13. Accademia Internazionale La Sponda - Roma - “ Un Fatto di Cronaca”- ;
14. Diploma di merito -– “Gran Galà dell’Arte”- ArtExport Gallery- Portovenere – Nov. 2010
15. A Téimoignage de l’Art”- Quaternel – Mandelieu La Napule – Cannes – Galerie Le Patio 2010
16. Primo Premio Maestri dell’Arte Contemporanea 2011 – Cesenatico 2011
17. Partecipazione al Premio Caporaso – Cusnago Milano  2011-
18. Circolo Artistico di Empoli – 2009 – 2010 – 2011
19. NW LAND di D. Conenna – Il Polittico – Teano non è Lontano – Dic. 2011 – Conseguito il Premio Ambiente Italia nel150esimo e il Premio alla Carriera.
20. Fiuggi - 2012

Altre

(Segue: commenti e cenni critici)